L’eleganza frigida


a cura di Andrea Mauri

La tradizione imperiale giapponese è rigida e maschilista: una principessa deve lasciare la corte se intende sposare un uomo qualsiasi. Non vale l’opposto, perché se a innamorarsi di una ragazza senza titoli imperiali è un principe, costui non perde il suo status.

Così secondo il protocollo la principessa Mako, folle d’amore per l’avvocato Kei Komuro sin dai banchi di scuola, deve abbandonare il titolo.

E lei, rispettando la prassi imperiale, ha convocato una conferenza stampa. Davanti al video dello storico annuncio, durante il quale i due innamorati si scambiavano fugaci sguardi e inchini accennati della testa, mi è tornata alla mente la frase di un famoso poeta giapponese, Saito Ryokuu, che scriveva: l’eleganza è frigida. Verso ripreso successivamente da Goffredo Parise in un suo libricino dall’omonimo titolo.

Sarei rimasto ore a osservare l’eleganza frigida di quella coppia davanti a una miriade di giornalisti, due ragazzi apparentemente a loro agio al cospetto di fotografi e cameramen, agitati invece da chissà quali emozioni nello stomaco tormentato. Quella frigidità nascondeva un calore esplosivo, tenuto a bada da esercizi millenari, antichi quanto il paese del Sol Levante. Un’eleganza frigida che è stata il successo di una nazione.

La quintessenza di questa eleganza sta negli sguardi rubati dei due ragazzi, nei gesti pacati, nei sorrisi misurati. La stessa eleganza raccontata da Parise nel reportage scritto a suo tempo per il Corriere della Sera e raccolto da Adelphi nel prezioso volumetto. Un’eleganza fatta di giardini di muschio, ghiaia e stagni con rane e carpe allegre, di neve che si deposita lieve, sibilando prima di atterrare, di donne dal kimono di seta pura, frusciante e croccante a ogni inchino.

Un’eleganza che farebbe bene pure a noi, magari per strappare un sorriso da uno sconosciuto, anche uno solo. In fondo pure noi ogni giorno rubiamo sguardi al mondo, timidi come in Giappone, ma sorridiamo sempre di meno.

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