Fibroma?

fibromaNon so quanto sarà lungo domani, non so se sarà sole o vento o pioggia.

Non so se avrò paura del buio o se sarà dolce dormire.

Non so nemmeno se saprò ancora essere me stessa o se la vigliaccheria mi cambierà.

È qualcosa che ti è nato dentro, forse da sempre, prima ancora di conoscerlo. Per un po’ è rimasto silenzioso, nell’angolo più remoto. Ti osservava e ti ha dato del tempo.

Poi poco alla volta ha iniziato a crescere e a farsi sentire. Lo hai pensato amore, smania, rabbia, stress, dolore. E forse non era nulla di tutto questo.

Non so neppure se ha vita propria o se è parte di me.

È cresciuto, in modo sempre più prepotente ha preteso di essere sentito, ha preteso il suo spazio. E tu hai ancora cercato di dargli un nome, una frequenza come il battito d’un tempo. A volte lo hai avvertito come un fastidio momentaneo, anche se il momento diventava stabilità. Lo hai nascosto, perché ignorarlo è un tentativo di renderlo inerme, debole, meno vero, è un modo per vincerlo.

Questa notte non so ancora come chiamarlo, o forse è solo paura di pronunciare il suo nome.

Ma di una cosa sono certa: è nato, cresciuto e prosegue a crescere, coltivato da smisurata passione.

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