Canticismo Pittorico

Rispondendo alla sollecitazione di un lettore si propongono alcune annotazioni sul movimento artistico definito “Canticismo pittorico”, fondato nel 1996 dal monaco benedettino Padre Bonifacio O.S.B. e dai suoi collaboratori: Puggioni, Marina Pittalis, Maria Franca Vargiu, Romeo Mameli, il movimento, dopo la morte di Padre Bonifacio avvenuta nel 2004, è gestito da questi ultimi e si avvale di un attrezzato sito web.
Le istanze artistiche di base, pubblicate sul sito, sono di alto profilo: “Il Canticismo. Ispirato al canto Gregoriano, espressione artistica della chiesa medioevale, si fonda sui concetti del Cantico dei Cantici (dal quale è stato preso spunto per il nome) che è l’invito biblico [verso] l’amore e la Vera Bellezza. Possiamo pertanto affermare che la Nuova Corrente Pittorica è ben fondata sulla Parola di Dio. La nuova Arte Figurativa ha il compito di trasmettere valori positivi come, la Pace, della Natura e del Creato, la Fede e l’Amore … attraverso le forme e i colori – non colori tradizionali, ma innovativi, puri, preparati dagli stessi ideatori di questa nuova corrente di pensiero. Le tavolozze dei Canticisti sono ricche di tinte dai colori sgragianti, solari, squillanti, allegri e rasserenanti. I Canticisti intendono evadere dal mondo vero e terreno e rappresentano una visione della vita raffigurata in modo quasi evanescente … [che origina] un Realismo Vitale ispirato ad una visione poetica e musicale del creato … Il Canticismo è nato per trasmettere all’umanità l’amore per la natura … insegna ad apprezzare la Bellezza Divina che vi è in ogni essere vivente o silente … [per] donare speranza nella vita e felicità eterna”.
Sicuramente rispondenti a queste elevate finalità saranno state le opere del fondatore (nato in provincia di Brescia nel 1916), illuminato dal sacerdozio e dalla pratica quotidiana della carità. Egli aveva acquisito i fondamenti del disegno attraverso un corso postale e li aveva continuamente perfezionati fino ad arrivare a conseguire il diploma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1956 e a ricevere, nel 1960, la nomina di Ispettore Onorario per la conservazione dei monumenti, degli oggetti di antichità e d’arte per la Provincia di Sassari. (Il monastero presso il quale operava e in cui giunse nel 1958 era situato, infatti, a San Pietro di Sorres, in Sardegna). Dal 1963 partecipò a numerossime mostre d’arte che trovarono il culmine nell’esposizione del dipinto raffigurante la “Beata Antonia Messina” nella Basilica di San Pietro a Roma, partecipazione affiancata dall’esecuzione per il chiostro del convento delle 28 lunette con la Via Crucis (1984). L’incontro e la collaborazione con la famiglia Puggioni nel 1996 portò Padre Bonifacio alla creazione del “Canticismo” e, nonostante gli ottant’anni, da quell’anno fino al 2004 espose con loro perseguendo gli ideali del nuovo movimento.
Le opere proposte nella Galleria del sito segnalano come, per gli aderenti attuali, non sempre sia facile ottenere risultati adeguati alle istanze programmatiche dei fondatori.
Viene in più parti dichiarato che l’attività del gruppo non ha scopo di lucro, ma l’iscrizione –aperta a tutti– può essere attivata solo utilizzando il contatto diretto con i Puggioni.
È indubbio che la proposta dei Canticisti di operare perseguendo un rapporto diretto con il sacro possa affascinare, ma questo è un rapporto presente in ogni opera che un artista produce. Infatti tutti concordano nel definire l’opera d’arte come prodotto di quella relazione che unisce la manualità con il pensiero, con lo spirito dell’artista che rielabora la propria cultura e quella della società a cui appartiene. A volte questa relazione, fatta di intrecci e di sovrapposizioni di situazioni diverse, è potente e chiara, in altri casi discreta e sottile, apparentemente inesistente: anche immagini modeste, come quella che riproduce la “Madonnina di San Pietro” di via Canobio (dipinto ancora esistente) possono nascondere, perciò, relazioni con il sacro insospettate, dalla valenza così forte da consentire all’oggetto di superare gli eventi storici: in questo delicato affresco gli intrecci sono da rintrovare nel soggetto, nella religiosità e nella cultura dell’artista che l’ha realizzato, nella committenza originaria, nella famiglia che l’ha conservato nonostante l’edificio seicentesco su cui si trovava fosse stato abbattuto.
Emiliana Mongiat

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  1 comment for “Canticismo Pittorico

  1. avatar
    a1b2
    6 agosto 2015 a 22:13

    In un epoca, quella attuale, che pone come valore assoluto il nichilismo il Canticismo , a mio parere , si pone come una forte e chiara smentita a questa visione malsana e falsata del nostro tempo .Ai portatori di valori grigi e vuoti il Canticismo risponde con un fuoco d’artificio di colori, che altro non sono che i colori del Creato. Le tinte e i soggetti delle opere del canticismo gridano la gioia del creato. Innalzano l’uomo che si pone di fronte ad essi verso la speranza, verso la promessa del Paradiso. E a chi continua a negare che il Paradiso sia un miraggio lontano, i pittori canticisti ci guidano per mano e ci aiutano a ritrovare i colori della vita, mai sbiaditi e segno tangibile della presenza di Dio fra noi e in noi. Una cosa però deve essere chiara, se si vuole scoprire l’essenza del Canticismo non ci si può esimere dal ritirarsi prima in un silenzio dove si riesca a far tacere il mondo nella sua inutile chiassosità. Solo nel silenzio ritroveremo Dio in noi e riusciremo a cogliere al meglio l’essenza del Canticismo e delle sue opere.

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